Oltre il 50% dell’Evo italiano nasce qui. E ogni goccia ha radici profonde.
C’è chi racconta i numeri. E chi racconta la linfa.
Da venticinque anni, Fausto Borella – fondatore dell’accademia Maestrod’olio – degusta, insegna, viaggia tra frantoi e oliveti. Ma mai nessuno, dice lui, ha saputo davvero raccontare quanto la Puglia sia il cuore pulsante dell’olio extravergine d’Italia.
Altro che Toscana e Umbria. Belle, certo. Ma insieme raggiungono appena il 6% della produzione nazionale. La Puglia da sola ne copre più del 50%. In certe annate, arriva al 60%. Un mare verde che genera oltre 170 milioni di litri. E che oggi vale quasi un miliardo di euro l’anno.
Radici antiche, ferite recenti
Tra i 340.000 ettari di olivi, il vento ha scolpito tronchi che sembrano templi. La Xylella, però, ha fatto scempio, specialmente nel Salento. Ma resiste il paesaggio. Resistono i frantoi. Resistono le mani. Oggi sono quasi 800 quelli attivi in Puglia. E grazie a cinque DOP e a una IGP regionale, questo oro verde è difeso, protetto, valorizzato.
Non solo prodotto. È cultura.
I greci, i fenici, i romani: tutti hanno attraversato il Mediterraneo portandosi dietro l’olio pugliese. Nell’Ottocento serviva a illuminare città e sgrassare le macchine del nord Europa. Oggi profuma le tavole del mondo. Ma la sfida è tutta da giocare. La Puglia, scrive Borella, è come “una bellissima donna che gira col casco per paura di non piacere”.
Il futuro? Sta nella consapevolezza
Molti piccoli produttori ancora svendono a imbottigliatori. Ma chi investe in qualità, frantoio e comunicazione può cambiare tutto. Perché l’olio non è solo un alimento. È una storia da raccontare. Una cultura da rispettare. Una terra da difendere.
Fausto Borella, nel suo articolo su Italia a Tavola, lancia un appello: “Non mollate mai. Noi comunicatori saremo sempre al vostro fianco”.
📎 Fonte: Fausto Borella – Italia a Tavola, 21 giugno 2025
