Un’intelligenza artificiale sviluppata in Puglia boccia il 43% delle prescrizioni ospedaliere
Tac, risonanze, esami in batteria.
Quando servono davvero?
E chi decide se un referto è medicina o abitudine?
Un algoritmo addestrato in Puglia ha messo sotto esame oltre 17mila prescrizioni ospedaliere. Il verdetto? Quasi una su due è inappropriata.
Lo studio lo ha condotto AReSS Puglia, con un’idea chiara: usare l’intelligenza artificiale per tagliare gli sprechi e curare meglio. Il cuore del sistema è un modello generativo di ultima generazione – LLaMA 3.1 – capace di capire il linguaggio medico naturale, confrontarlo con le linee guida internazionali, e dire: sì, no, forse.
La diagnosi dell’algoritmo
Ecco cosa ha scoperto la macchina:
- solo il 38,9% delle prescrizioni analizzate era pienamente giustificato;
- il 43% era invece “generalmente inappropriato”.
Il resto? Una zona grigia che il sistema continua a studiare. Il tutto validato da un team di radiologi e medici clinici, che hanno rivisto manualmente i dati. E confermato.
Perché conta davvero
Ogni esame inutile è una lista d’attesa più lunga. È un costo sanitario. È una dose di radiazioni in più. Ma soprattutto, è una medicina sprecata.
“Lo strumento – spiega Giovanni Migliore, direttore generale di AReSS – si è rivelato affidabile e preciso. Può cambiare il modo in cui governiamo i processi clinici, migliorando la qualità e l’efficienza del servizio sanitario”.
E adesso?
Il prossimo passo sarà integrare l’algoritmo nei software dei medici, nei CUP, nei sistemi informatici clinici. L’obiettivo è semplice: che il medico, nel momento in cui prescrive, abbia un supporto immediato e intelligente. Così da scegliere l’esame giusto. Per la persona giusta. Nel momento giusto.